Racconta

  • Le canne oscillano ancora al vento - da I racconti delle comunitÓ ospitali

    06/08/2015

    Le canne oscillano ancora al vento 
    di Giuseppina Solinas

    “La vera capitale … non era allora Nuoro, era Galtellì, il paesetto della Baronia lungo il Cedrino, appena arretrato dal mare. Ne rimane la traccia nel titolo della diocesi, che non è di Nuoro, ma di Galtellì e Nuoro, e Galtellì prima di Nuoro”. Questo racconta lo scrittore Salvatore Satta nel suo romanzo “Il Giorno del Giudizio”, regalandoci una prima panoramica del paese.


    Galtellì è incorniciato dalla bellezza di un paesaggio naturale traboccante di storia che si è conservata nel tempo. 

    [...] Seguendo i piccoli sentieri in selciato ci si trova immersi nel cuore antico del paese che conserva ancora le case di un tempo dalla caratteristica architettura rurale. Portali semplici o decorati, tetti a doppio spiovente, dimore povere eppure incantevoli si affacciano lungo stradine tortuose e silenziose. Piccole targhe in ceramica sparse qua e là riportano frasi di “Canne al vento” e sembra quasi di immergersi nella lettura riconoscendo i luoghi che gli hanno fatto da sfondo. Anche sotto il sole cocente d’agosto si incontrano donne con su mucatore e lo scialle, percorrono le vie inseguendo il ritmo lento della propria quotidianità, sorridono intimidite, salutano e si rallegrano se le campane suonano a festa per annunciare un nuovo nato alla comunità.

    “Era una sera d’agosto, il maestrale non soffiava più, la luna spuntava timida e mentre ero assorta nei miei pensieri mi ritrovo all’improvviso coinvolta nella Festa dell’antico borgo di Galte. Le strade emanano un piacevole e leggero profumo di menta selvatica che si sprigiona sempre più forte al calpestìo indicando il percorso. Portali aperti e cortili illuminati ospitano gli artigiani e i loro lavori, le chiese del centro storico, la storia e i tesori custoditi all’interno sono raccontati con passione da giovani e guide, così come la Casa delle Dame Pintor e il Museo Etnografico Sa domo ’e sos Marras. Uomini in velluto, bambini e giovani con il costume tradizionale sardo e un organetto si spostano di cortile in cortile, da una chiesa all’altra per animare la festa con canti e balli. Mani esperte di donne tessono e preparano pane e dolci, pronti per essere assaporati accompagnati da un bicchiere di vino. Si respira un’atmosfera da favola, sembra di fare un tuffo nel passato …”
    [...] “Da circa trent’anni trascorro le mie vacanze in Sardegna passando dalla costa occidentale a quella orientale, da Nord a Sud, in estate, autunno e primavera. Ho scoperto luoghi che forse i sardi stessi non conoscono e ne sono rimasta affascinata. Adoro il mare, adoro il sole e adoro nello stesso identico modo le zone interne, quelle in cui l’autenticità e l’identità si percepiscono respirando. Adoro la storia, le storie e le persone che le raccontano nel loro vivere quotidiano; sono storie fatte di volti, di saperi e di sapori che sanno di unico perché so di non ritrovare mai gli stessi sguardi, odori e gusti. … Quell’estate avevo scelto di soggiornare nel piccolo paese caro alla Deledda, Galtellì, ancora pochi chilometri e ci sono, la strada principale lo divide in due, mi incammino lungo le vie acciottolate per raggiungere la mia casa temporanea”.

     

    "I racconti delle Comunità Ospitali"
    a cura di Associazione Borghi Autentici d'Italia
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